Valparaíso, 2018

Gabriele Terzuoli

Classe 1988, originario del levante ligure. Ha sempre collezionato biglietti di sola andata, per un istinto incontentabile a evadere, tornare e di nuovo partire. Di fianco al suo letto, da quando piccolo scorreva le dita sulla pelle di un vecchio mappamondo, si alternano Chatwin e Conrad, Verne e Neruda, Terzani e Kapuścinski. Una buona parte di tempo, ancorché mai sufficiente, spesa a viaggiare o a progettare di farlo. Sempre più lontano, ogni volta con l’azzardo di un passo più in là. Uno sguardo sul mondo avido di nuovi angoli dai quali poterne meglio ammirare la grandezza. Indole riservata, che trova ristoro nei silenzi carichi di suggestioni delle lunghe tratte percorse in solitaria, e alla quale è congeniale la ponderata attesa di parole da riversare su carta, per fissare l’entusiasmo di quello sguardo e non rischiare di perderlo, tanto è vitale. Abituato dagli studi giurisprudenziali a distinguere generale e particolare, schema di legge e variabili del caso di specie, vede nel dialogo e nello scambio di opinioni il modo più efficace di conoscere e affrontare ciò che è nuovo, sebbene i deserti con le loro assenze gli risultino rinfrancanti e non tema i soffitti di stelle, gli imprevisti e il loro tocco speziato nella pietanza di un altro pezzo di mondo.

Isabella Michetti

Parallelo 37

“ Le 7 juin 1862, le trois-mâts Britannia de Glasgow a sombré sur les côtes de la Patagonie dans l’hémisphère austral. Se dirigeant à terre, deux matelots et le capitaine Grant vont tenter d’aborder le continent où ils seront prisonniers de cruels indiens. Ils ont jetè ce document par … degrés de longitude et 37° 11’ de latitude. Portez-leur secours, ou ils sont perdus „

L’interpretazione iniziale del messaggio, rinvenuto in una bottiglia di Veuve-Clicquot trovata nella pancia di uno squalo martello, costituisce l’incipit di uno dei più famosi viaggi raccontati dallo scrittore francese Jules Verne nel libro I figli del capitano Grant. L’avventura che corre, circumnavigandolo, lungo il trentasettesimo parallelo sud alla ricerca dei naufraghi del Britannia rappresenta uno degli esempi più cristallini del mio ideale di viaggio. Un viaggio che, per sua natura, non può e non deve essere programmato in anticipo in ogni sua parte, che ha una data d’inizio ma di cui non si conosce la fine. Un viaggio teso alla ricerca di un qualcosa, spesso dai contorni mitici e astratti, in cui il viaggiatore non può mai dirsi realmente padrone di sé perché spesso costretto a seguire, semplicemente, il flusso degli eventi, trasportato dall’incontro con luoghi, situazioni e culture altre, felice di lasciarsi trasportare. Un viaggio scomodo, difficile, incerto, che è linfa vitale di conoscenza, scoperta, emozione e che permette di saggiare il proprio limite per spostarlo sempre un po’ più in là. Un viaggio che dovrebbe essere fatto, almeno una volta nella vita. Per capire il mondo, ma anche per dare una nuova e più ampia interpretazione all’idea di se stessi.

 

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