Porto. Palacio da Bolsa, emblema do Império.

Il Palacio da Bolsa è forse uno dei monumenti meno famosi della Capital do Norte, ma al tempo stesso quello più rappresentativo del passato coloniale del paese. Le sue mura austere celano più di un tesoro nascosto, testimonianza della grandezza dell’Império Português.

Il Palacio da Bolsa si trova in Praça de Infante Dom Enrique, nel centro storico di Porto, adiacente all’Igreja de São Francisco. Palazzo neopalladiano costruito nel XIX secolo sulle ceneri di un convento francescano, distrutto da un incendio durante la guerra civile portoghese. Sede storica della Associaçao Comercial si ispira nello stile ad altri importanti palazzi cittadini, come il vicino Hospital de Santo António.

La visita guidata – unico modo per ammirarlo – inizia dal cortile interno, il Patio das Naçoes, emblema della passata grandezza dell’Império portoghese. Una gloria maestosa si sprigiona dagli stemmi araldici dei paesi con cui i lusitani stringevano relazioni commerciali – tra i quali è presente anche quello della famiglia Savoia – dipinti ai lati del soffitto e impreziositi dalla luce che filtra dalla cupola ottagonale in vetro la cui struttura portante, a maglie e reticoli metallici, ricorda vagamente la tela di un ragno. Gli archi simmetrici del perimetro, completati da porte vetrate, incorniciano il pavimento mosaicato in motivi geometrici. Una distesa di forme, linee e colori in grado di appagare qualsiasi maniaco del perfezionismo.

Dalla scalinata in marmo progettata da Gustavo Adolfo Gonçalves e Sousa, uno dei numerosi architetti che hanno contribuito alla realizzazione delle finiture interne, si raggiungono i piani superiori percorrendo i corridoi affrescati che ospitavano gli uffici degli agenti di borsa. Nella Sala do Tribunal, arredata nello stile del rinascimento francese, venivano risolte le controversie tra i signori del commercio marittimo. I membri del Tribunal do Comércio si riunivano per deliberare nell’adiacente Sala dos Jurados, conosciuta anche con il nome di Sala Museu Medina, in omaggio al pittore che donò all’Associazione i 12 quadri esposti: A Mulata, A menina do chapéu azul, Jovem americana, alcuni dei dipinti che adornano le pareti, costituiscono interessanti esempi dello stile di uno dei maggiori ritrattisti lusitani del XX secolo.

L’appetito artistico si fa per un attimo da parte per soddisfare la sete nozionistica nella più modesta – ma soltanto negli sfarzi –  Sala do Telegrapho, centro nevralgico di trasmissione delle informazioni circa le merci in entrata e in uscita nell’estuario del Douro. Così come nel Gabinete de Gustave Eiffel, tributo alla genialità del maestro francese che nel Palacio stabilì il suo ufficio, durante la permanenza in città per la progettazione di una serie di ponti, tra i quali il Maria Pia, nella periferia di Porto. Suggestiva la pavimentazione della Sala do Presidente, elaborata opera di intarsi realizzata da maestri artigiani francesi utilizzando legni esotici, provenienti dalle colonie africane e del Brasile. Pregevole l’orologio di Thuret adagiato sull’architrave del camino in pietra, in un ambiente arredato con tutti i crismi dello stile Impero, nel quale i dipinti di Marques de Oliveira portano indietro nel tempo, raccontando i mestieri tradizionali della civiltà romana.

Nella Sala Dourada, dove l’attenzione è catturata completamente dagli elaborati stucchi rivestiti in foglia d’oro si riuniscono, ogni primo lunedì del mese, i membri dell’Associazione Commerciale. Tutt’oggi operativa è anche la Sala das Assembleias Gerais, nella quale si tiene l’annuale riunione plenaria in un’atmosfera senatoriale prettamente ottocentesca. Il lucernario barocco che scende dal soffitto a cassettoni esalta, con la sua luce calda, i bassorilievi che decorano le pareti, contribuendo a creare l’illusione ottica del rivestimento in legno. Trattasi, in realtà, di gesso, abilmente camuffato e impreziosito da finiture in oro. Attraversando la Sala dos Retratos, in pomposo stile Luigi XVI che ben si presta a ospitare i dipinti degli ultimi sovrani della dinastia Bragança – omaggio alla regina Maria II che donò le rovine del convento ai mercanti cittadini – si giunge al salone principale del Palacio da Bolsa.

Il Salão Arabe è qualcosa che, se non lo conosci già, non ti aspetti. Uno scrigno colmo di gioielli scintillanti, tanto prezioso quanto accecante, capolavoro neomoresco rifinito nei minimi particolari con una scrupolosità tale da richiedere 18 anni per il suo completamento. Progettato per sbalordire i capi di stato in visita ufficiale a Porto accogliendoli in uno spazio che dimostrasse, senza bisogno di parole, la potenza economica e politica della borghesia lusitana. Riuscendo perfettamente nell’intento. La cura maniacale del dettaglio è osservabile ovunque si posi lo sguardo: nelle porte, caratterizzate da vetrate colorate a mano e rifinite da scritte in lingua araba; nella pavimentazione, in legni pregiati quali mogano, acero e palissandro, solcati da intarsi che disegnano complicati svolazzi e ghirigori; nelle pareti e nel soffitto, finemente arabescati in intrecci sinuosi ornati d’oro che ingannano l’occhio con colorazioni luminose e cangianti; nelle colonne, fregiate da forme geometriche e fitomorfe. Un salone che “parla” arabo, con la voce ammaliante e melliflua della principessa Shahrazād, e che come la protagonista de Le mille e una notte nasconde il tranello di una realizzazione, in realtà, totalmente affidata ad artigiani portoghesi, con gli stemmi della città e della nazione quali unici elementi a rivendicarne, silenziosamente, l’appartenenza. Uscendo, è impossibile non fermarsi a riflettere su quanto il Palacio da Bolsa sia abile nel celare, esternamente, la varietà di meraviglie custodite al suo interno.

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