Santiago de Chile. L’Europa nel sud del mondo.

Dominata delle Ande alle cui pendici si sviluppa e abbracciata dal fiume Mapocho, che rese fertilissima la valle in cui fu fondata in origine, Santiago rappresenta un qualcosa su cui interrogarsi, prima di giungere a conclusioni affrettate.

Posta esattamente a metà della striscia di terra cilena, plasmata da Dio con tutto ciò che di magnifico gli era avanzato al termine della creazione del mondo, risulterebbe fuori posto tanto negli aridi e desertici territori del nord, quanto nelle lande patagoniche. Capitale di uno stato che possiede circa 6.500 km di coste non ha l’aria della città di mare, che si respira, appena, soltanto nei suoi mercati del pescado, Santiago è una metropoli che “sta bene lì”, deve trovarsi esattamente dov’è. Al centro. La sensazione che attraversa il viaggiatore, una volta atterrato all’aeroporto internazionale Arturo Merino Benítez (codice IATA: SCL) , 15 km a nord del centro cittadino, è quella di trovarsi in un passaggio obbligato, un luogo da cui ripartire subito: verso il deserto di Atacama, oppure a sud nel nulla più bello del mondo, o salire su un bus fino alla vicina, pittoresca ed eccentrica Valparaíso. Fermarsi a lungo in quella metropoli che sembra galleggiare, anonima, tra le molte attrattive che il paese offre ha poco senso. Forse.

La storia di Santiago de Chile è legata alla figura di Pedro de Valdivia, luogotenente di Francisco Pizarro che, nel 1540, esplorò la valle del Mapucho e vi fondò l’insediamento di San Yago del Nuevo Extremo, omaggiando l’apostolo Giacomo e l’Extremadura, sua terra natale. Il “Nuevo Extremo” era quello del continente americano fino a quel momento esplorato, così come l’Extremadura rappresentava, per gli antichi, il finis terrae europeo, baluardo ultimo prima dell’ignoto. Santiago conobbe, sin da subito, una storia fatta di distruzioni e successive ricostruzioni, dovendo subire prima gli attacchi degli indigeni ostili – per il cui respingimento dovettero intervenire, più di una volta, rinforzi spagnoli dal Perù – e poi i frequenti terremoti che la rasero al suolo ripetutamente tra il XVII e il XVIII secolo. Scenario della battaglia di Maipú tra indipendentisti e realisti spagnoli, divenne capitale del Cile nel 1818. Conservò le fattezze di un piccolo centro fino alla fine dell’800, quando l’estrazione del nitrato nella regione ne favorì lo sviluppo economico e la costruzione di numerosi edifici. Un secolo più tardi, il centro di Santiago è un enorme cantiere in cui vengono eretti grattacieli e centri commerciali, mentre la periferia continua a conservare le tipiche case a un piano, simili nelle proporzioni a quelle che avevano caratterizzato la città nei secoli precedenti. Oggi Santiago, con una popolazione di oltre 6 milioni di abitanti – comprendendo l’intera area metropolitana, chiamata Gran Santiago – è la settima città del Sudamerica.

Il centro nevralgico è costituito – come in ogni città dell’America latina – da Plaza de Armas dove, tra i giardini e le palme, capeggiano diversi monumenti: quello all’indipendenza, in marmo bianco, raffigurante una donna che spezza le catene di una schiava indio, il Monumento a los pueblos indigenas, scultura d’arte moderna di un volto indigeno sorretto da una struttura in marmo, la statua equestre di Pedro di Valdivia e quella dell’apostolo San Giacomo. La plaza è adorna di giardini, alberi e abbellimenti floreali e rappresenta, oggi, uno dei maggiori punti di ritrovo per gli abitanti di Santiago. Sulla piazza si affacciano una serie di edifici di importanza capitale per la città, come la Iglesia Catedral – o cattedrale di San Giacomo – edificio in stile neoclassico completato nel XVIII secolo. All’esterno spiccano le due torri che ne adornano la sommità in corrispondenza dei portoni laterali, mentre l’interno, organizzato su tre navate, rispecchia i parametri del barocco coloniale con massicce decorazioni in oro. Sul lato nord della piazza, un moderno palazzo ricoperto interamente di vetrate fa da contraltare stilistico al Correo Central, l’edificio delle poste, monumento nazionale in stile neoclassico immediatamente riedificato, dopo un incendio che lo distrusse nel 1881, nel luogo dove sorgeva la casa di Pedro de Valdivia. Contiguo al Correo si trova il Palacio de la Real Audiencia, ex sede dell’Alta Corte di Giustizia che, nel 1810, ospitò la prima Giunta di Governo e che oggi è sede del Museo Histórico Nacional, una ricca collezione di reperti sulla storia del Cile, dall’età precolombiana ai giorni nostri. L’Edificio de la Municipalidad de Santiago – il municipio, imponente palazzo neoclassico nei toni del panna – chiude il lato nord della plaza.

Poco distante, circa 10 minuti a piedi a sud di Plaza de Armas, si trova il Palacio De La Moneda, complesso in stile tardo-coloniale maggiormente austero rispetto ai molti edifici storici di Santiago. Inaugurato nel 1799, fu inizialmente sede della Zecca per poi diventare, nel 1846, residenza privata del presidente della repubblica, il conservatore Manuel Bulnes. Tale rimase fino al 1958, quando venne trasformato nel palazzo del Governo. Nel 1973 subì danni gravissimi a seguito dei bombardamenti durante il colpo di stato militare, dei quali è tutt’oggi possibile reperire un filmato, girato da una delle camere del vicino Hotel Carrera. Il complesso della Moneda è circondato da Plaza De La Constitución, che si apre in un vero e proprio parco con sentieri che, a raggiera, si diramano dal punto centrale e che costituisce uno dei polmoni verdi di Santiago.

Proseguendo verso sud dal Palacio de la Moneda ci si affaccia sull’Avenida Libertador General Bernardo O’Higgins – altrimenti detta Alameda – la via principale, esattamente in prossimità del piazzale in cui è posta la Bandiera del Bicentenario, alta circa 40 metri. L’Avenida, lunga poco meno di 8 km e risalente alla fondazione della città, taglia Santiago longitudinalmente da ovest a est attraversando le comunità di Lo Prado, Estación Central e Santiago. Lungo il percorso si trovano, oltre al Palacio de la Moneda, diversi altri edifici storici della capitale come la sede centrale della Universidad de Chile, la Biblioteca Nacional in stile neoclassico, il salone espositivo Centro Cultural La Moneda e la Iglesia de San Francisco, esempio di stile coloniale – a fianco si trovano un convento e un museo contenente reperti storici di quell’epoca – nonché edificio più antico di Santiago risalente, almeno nella posa della prima pietra, al 1586.

Da Plaza de Armas è impossibile non accorgersi della collina che la domina in direzione nord-est, il Cerro San Cristóbal (850 m s.l.m.) sulla cui cima è collocata una statua della Vergine dell’Immacolata Concezione, Il Cerro è un gigantesco parco pubblico immerso nel verde in cui dedicarsi alle attività all’aria aperta, la sommità è raggiungibile con una camminata di circa due ore dalla base oppure con la funicolare inaugurata nel 1925 e situata accanto alla Chascona, la casa – oggi museo – che Pablo Neruda utilizzava durante i suoi soggiorni nella capitale. Mezzo di trasporto sicuramente suggestivo, la funicolare termina il suo percorso al Santuario de la Immaculada Concepción, uno dei luoghi di pellegrinaggio principali per i cristiani cileni. Più in basso, raggiungibili sempre con la funicolare, si trovano la Terrazza Bellavista, belvedere da cui si può godere di uno sguardo a 360° sulla città e il Jardin Zoológico.

In pieno centro cittadino, nel barrio Bellas Artes, si trova invece il Cerro Santa Lucía, collina più piccola rispetto al San Cristóbal (690 m s.l.m.) che costituisce ciò che rimane di un vulcano risalente a 15 milioni di anni fa. Conosciuto dagli indios Mapuche con il nome di Huelén, anche Santa Lucía è oggi un parco pubblico con diversi sentieri, torrette panoramiche, piazze e fiori. Dalla sommità, guardando verso il versante nord, si può vedere il luogo in cui Pedro de Valdivia fondò l’insediamento di San Yago de Nueva Extremadura. Sempre sulla cima sorge il Castillo Hidalgo, edificio difensivo eretto durante il periodo della Reconquista, in cui un cannone suona il mezzogiorno.

A nord di Plaza de Armas, adiacente Plaza Part e limitato sul versante sud dall’arteria stradale Costanera Norte, si trova il pittoresco Mercado Central, imponente struttura in ferro dalla foggia vagamente neogotica, caratterizzato da una cupola centrale. Costruito nel 1872 per ospitare eventi e fiere, venne poi riadattato a mercato del pesce. L’interno è suddivisibile in due macro-settori: quello dei ristoranti – per la maggior parte turistici – nel piazzale centrale e il mercato vero e proprio, lunghe file di bancarelle di pescado che espongono ogni tipo di pesce e crostacei, freschissimi, e che rappresentano la parte tradizionale del luogo. A sinistra dell’entrata principale, una targa in pietra ricorda la riapertura del mercado avvenuta il 22 novembre 1984, a seguito della modernizzazione del complesso voluta dall’allora presidente Augusto Pinochet.

Santiago de Chile, cuore economico e politico del paese, è una città all’apparenza anonima, sicuramente meno particolare rispetto ad altre capitali del Sudamerica, ma che si scopre al visitatore che ha la pazienza di percorrerla rivelandosi ricca di contrasti, prima che di luoghi di interesse. Lungo Avenida Gobernador Bernardo O’Higgins le bellezze storiche del centro cittadino, eredità di un passato opulento, convivono a fianco delle realtà sociali di protesta e dei gruppi popolari, dei centri sociali in cui la gioventù cilena si forma e assume spirito critico, ma oltre a questo ride, balla e si diverte. I moderni grattacieli fanno da contraltare alle plobaciones periferiche. Santiago è una città che a primo impatto può risultare quasi più europea che latinoamericana, di cui si fa fatica a cogliere l’anima. Ma basta fermarsi un attimo in più.

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