Valparaíso. Respirare Sudamerica.

115 chilometri lungo la Ruta 68,  percorribili in poco più di un’ora, separano Santiago de Chile da Valparaíso. Basta poco più di un’ora, quindi, per ritrovarsi catapultati in un altro mondo, un altro clima, differenti odori e sapori. 

Valparaíso – comunemente abbreviata in Valpo – è espressione del Cile più pittoresco, allegro, anticonformista e soprattutto colorato. La differenza con la capitale è netta: se Santiago corre veloce verso una modernizzazione dai connotati europei, Valparaíso sembra invece voler fermare il tempo, cristallizzarlo nella storia e nelle sue tante storie. Città di marinai, poeti, intellettuali e prostitute di storie da raccontare ne ha parecchie, tutte da ascoltare con la calma e la lentezza che questa città, cullata dall’Oceano e dal clima “mediterraneo” che la corrente di Humboldt le conferisce, impone al visitatore.

Adagiata su quella che i pescatori Changos, antichi abitanti del luogo, chiamavano baia Quintil, Valparaìso guarda in faccia l’oceano Pacifico. Nel 1536 un conquistador spagnolo, Juan de Saavedra, approdò nella baia e decise di ribattezzarla con il nome della sua città natale (la versione secondo cui il nome derivi dall’eccezionale bellezza del luogo, simile a una valle incantata, è affascinante ma anche una leggenda). Qualche anno più tardi fu un altro condottiero, Diego de Almagro, a designarla come porto per la regione di Santiago, alle dipendenze della corona spagnola. Costantemente minacciato dalle scorrerie dei pirati inglesi e olandesi, il piccolo insediamento venne presto fortificato e conobbe un significativo sviluppo agli inizi del XIX secolo, trovandosi lungo le rotte delle navi che, doppiando Capo Horn, passavano dall’oceano Atlantico al Pacifico. Valparaíso divenne quindi un’importante città commerciale dove operavano – portando ingenti capitali – tedeschi, francesi, inglesi. La fase discendente iniziò nel 1930 con l’apertura del Canale di Panama, l’abbandono delle rotte navali di Capo Horn e il conseguente spostamento delle attività finanziarie a Santiago. Il porto di Valpo dovette quindi convertire la sua attività e oggi svolge una funzione di supporto e logistica alle imprese della regione, oltre a essere la base principale della Marina Militare cilena e secondo scalo marittimo per importanza del paese, dopo quello di San Antonio.

Valparaíso conta circa 290.000 abitanti, che arrivano a oltre 800.000 prendendo in considerazione l’intera area metropolitana – chiamata Gran Valparaíso – che comprende i comuni di Concón, Viña Del Mar, Villa Alemana e Quilpé. Il suo sviluppo urbano risente del fatto di trovarsi su un territorio denso di rilievi: sorge infatti su 42 colline, o cerros, alle cui pendici e lungo i crinali si sono sviluppati i quartieri residenziali, mentre nella parte pianeggiante a ridosso del mare – detta El Plan – si trova la città bassa con gli uffici finanziari, le zone dello shopping e i magazzini portuali. Dal Plan è possibile accedere alla città alta tramite ascensori – diventati una delle tante icone di Valparaíso – funicolari o a piedi, percorrendo le varie scalinate.

Provenendo da Santiago, il Terminal Rodoviario – punto di arrivo e partenza degli autobus, nel cui piazzale fa bella mostra di sé un murale raffigurante allegorie e scene di vita indigene – si trova nella zona sud della città. Dirigendosi verso il mare si raggiunge Avenida Errazuriz, la Costanera di Valparaíso, ampia litoranea che percorre El Plan fino alla zona del porto, distante circa 3 chilometri. Poco prima dei frangiflutti, di fronte alla fermata della metro Puerto – Valpo è dotata di una metropolitana, nient’affatto avveniristica, che corre lungo i confini orientale e settentrionale – si trova Plaza Sotomayor, la principale piazza cittadina intitolata a Rafael Sotomayor, ministro delle attività belliche durante la Guerra del Pacifico. Circondata da numerosi edifici, spiccano l’hotel Reina Victoria, palazzo di inizio ‘900 in stile neoclassico, riccamente decorato nei toni del rosa e del beige e la ex Intendencia, struttura di ispirazione francese opera dell’architetto Urquieta, anch’essa risalente ai primi del ‘900. Ex residenza estiva del Presidente della Repubblica, è oggi il Quartier Generale dell’Armada, la marina cilena (com’è facilmente intuibile dalla scritta posta sotto la torretta centrale dell’edificio). L’azzurro delle mura e il bianco del tetto e delle rifiniture si armonizzano perfettamente con la cornice del luogo. Di fronte, il Monumento a Los Heroes de Iquique cela sotto di sé una cripta con le tombe di Arturo Prat e altri eroi della Guerra del Pacifico.

Trattazione a parte meritano i cerros, le 42 colline e collinette su cui si abbarbica la città. Cerro Bellavista deve il suo nome allo spettacolare colpo d’occhio sulla baia che si presenta al visitatore, giunto sulla sommità dopo aver percorso un dedalo di viuzze strette adornate da balconi fioriti. Qui, al 692 di Calle Ricardo de Ferrari, si trova La Sebastiana, una delle case in cui visse Pablo Neruda, oggi trasformata in un museo dalla Fondazione che porta il suo nome. Lo stile eclettico dell’abitazione è evidente già all’esterno: organizzata su 4 piani, ciascuno intervallato da ampie vetrate, ha una forma tondeggiante ed è decorata a grandi strisce rosse, bianche e azzurro pastello. All’interno domina il legno della struttura e delle rifiniture. Impagabile la vista dal salone e dalla camera da letto dell’artista, che domina tutta la baia di Valparaìso.

Cerro Alegre, dove la strada ridiscende verso il Plan e che può quindi costituire anche un ottimo punto di partenza per l’esplorazione della parte alta, è adiacente a Plaza Sotomayor. Lungo Calle Prat – strada tipicamente londinese, come londinese è la fattura degli edifici, eretti al tempo dell’amministrazione inglese della città – si incontra, sulla destra e in posizione sopraelevata, Palacio Baburizza. Edificio in stile art nouveau di progettazione italiana risalente al 1915, successivamente acquistato dal filantropo croato Pascual Baburizza che lo ristrutturò – le influenze balcaniche sono evidenti nell’architettura del complesso e nelle decorazioni, con i profili appuntiti e netti delle tettoie e i motivi a scacchi sulle facciate bianche – ne aprì i giardini al pubblico e mise a disposizione la sua vasta collezione di opere d’arte. Oggi ospita il Museo Municipal de Bellas Artes.

Cerro Concepción è il più esteso, nonché zona residenziale prediletta dai coloni inglesi nel XIX secolo che hanno lasciato traccia, proprio come in Calle Prat, nell’architettura dei molti palazzi storici. Vi si trovano anche una chiesa neogotica – la Catedral anglicana de San Pablo, terminata nel 1858 negozi di artigianato tipico e i murales più grandi della città. Nella parte bassa del Cerro sono presenti invece diversi edifici dallo stile prettamente tedesco, anch’essi testimonianza del passato coloniale del luogo.

Valparaíso è un trionfo di colori e strutture eclettiche, miscuglio di epoche storiche che si amalgamano fino a costituire qualcosa di unico, vero e proprio esercizio d’artista dipinto sulla tela blu dell’Oceano. I murales che ricoprono praticamente ogni muro sono lontani dall’idea del semplice graffito, ricalcano l’opera d’arte, molti trattano tematiche sociali e politiche e si fanno apprezzare passeggiando senza meta per le strade strette e tortuose che solcano i cerros. È la città degli artisti di strada che si esibiscono a ogni angolo, saturando l’aria di musica e di energia vitale, sottofondo perfetto di un luogo dove l’esistenza sembra scorrere leggera. Degli ascensori a contrappesi, passati da essere oggetto funzionale negli ultimi anni del XIX secolo a icona retrò oggi, che contribuiscono a creare un’atmosfera decadente ma chic. Di una comunità accogliente e gioiosa votata al bien vivre nel suo senso più puro – e meno classista – che incarna e sa trasmettere lo stesso spirito che la città emana, come se Valpo e i suoi abitanti fossero una cosa sola.  Se “la poesia è sempre un atto di pace” (Neruda, Confesso che ho vissuto), allora Valparaíso non può essere che poesia.

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